BIOGRAFIA

Mark Cattaneo nasce nel 1975 nel territorio rurale della bassa provincia padovana, in quel tratto di pianura padana che dai Colli Euganei si apre a ovest, verso il fiume Adige, tappezzato da piccoli borghi dall’atmosfera medievale e nutrito di diverse tradizioni artigianali. Attratto dalle capacità espressive del disegno, si forma all’Istituto Statale d’Arte, dove acquisisce un particolare approccio fisico alla materia grazie all’esercizio delle tecniche scultoree lignee, dall’intarsio all’ebanisteria. Nonostante una palese delusione per la scarsa elasticità delle strutture scolastiche, continua a sentire forte il desiderio di esplorare in maniera individuale il proprio fare arte, inoltrandosi in un percorso di ricerca tra tecniche e materiali costruito sull’esperienza di diverse maestranze. Inizialmente si dedica alla pittura a olio sotto la guida del maestro Luigi Targa, poi a bottega con il pittore e ceramista Alfredo Dal Santo. Alla sterile mimesi della realtà, intesa come un esercizio puramente virtuoso, predilige fin da subito l’invenzione di soggetti propri, allontanandosi gradualmente dalla figurazione realistica verso una rappresentazione più libera, in linea con la propria indole. Il confronto con il pubblico non manca in occasione delle prime mostre collettive organizzate intorno alle figure dei maestri padovani e di qualche concorso. Nel biennio 2006-2007, con Jindra Capek della Scuola di Sarmede (TV), esplora invece l’illustrazione per l’infanzia e la tecnica dell’acquerello e soprattutto dell’acrilico, cercando di affinare il tratto e la sintesi, anche in senso narrativo, per approdare a un astrattismo dove la figura diventa più una sensazione legata al soggetto e alle sue intenzioni. Anche l’attività professionale trova un binario parallelo in funzione della ricerca artistica. Fino alla fine degli anni ’90 approfondisce le possibilità della materia in un laboratorio di lavorazione e restauro della pietra, immergendosi subito dopo nel settore dell’editoria con una dimensione più legata all’immagine visiva e alla fotografia, per tornare infine nei sentieri dell’arte. Assecondando una forte curiosità manuale per i materiali, dal 2008 frequenta i laboratori dell’Accademia dell’Artigianato Artistico di Este (PD) passando così per le abili mani dei ceramisti Nino Caruso e Gastone Primon e scoprendo il fascino e le difficoltà della terracotta. Nello stesso contesto accademico, il laboratorio “Il Nuovo Informale” con lo scultore Lorenzo Burchiellaro risulta determinante nella sperimentazione di ossidazioni e corrosioni con gli acidi su rame e ottone. In questi anni prende il via l’indagine, tutt’ora in corso, sulla memoria esperienziale della materia attraverso il deterioramento del metallo, l’applicazione di objets touvés o il loro casuale inglobamento, l’aggiunta di acrilici e terre e lo scorrere del tempo, in stratificazioni successive da 12 a 18 mesi fino a quelle più materiche, unitamente alle condizioni atmosferiche del luogo di evoluzione. Nel 2012 avviene un ulteriore approfondimento sulla lavorazione dei metalli preziosi, in quel di Padova. Nel 2013 un’importante conferma arriva dall’inserimento del suo lavoro nella sezione “La situazione attuale” all’interno dell’ampio volume La Via Italiana all’Informale. Da Afro, Vedova, Burri alle ultime tendenze a cura di Virgilio Patarini, edito da Giorgio Mondadori Qualche anno dopo, nella scuola di Noventa Padovana apprende anche la cottura Raku della ceramica. Intanto, le precedenti incursioni nella tecnica del cortometraggio trovano riscontro tra il 2015 e il 2016 in un percorso formativo sulla costruzione dell’immagine fotografica con l’antropologo visuale Riccardo Bonomi e sui temi della luce e della ricerca con l’artista fotografo A. Lisi. Ispirato dalla concezione fotografica di Mario Lasalandra, si approccia alla fotografia come mezzo espressivo fondato su un progetto visivo, che va oltre il mero strumento tecnico utilizzato al posto giusto e al momento giusto. In questo senso, a partire dal 2016 nascono una serie di autoscatti e di situazioni semi-surreali isolate, che contribuiscono a definire il linguaggio di Mark Cattaneo. Al 2017 invece risale l’operazione di abbandono delle opere di Serie 7, realizzate in ceramica raku con l’integrazione di legno, ferro e diversi filamenti. Disseminate nel contesto della Biennale di Venezia, dentro e fuori gli spazi preposti all’arte, l’incontro tra uomo e opera avviene liberamente, senza vincoli né istruzioni, investendo l’individuo della responsabilità di decidere che cosa sia arte e che cosa invece non lo sia. Dopo un intenso periodo di incubazione immerso in un’evoluzione continua e irrefrenabile, dal 2010 la produzione dell’artista si stanzia su una varietà eterogenea di materiali e tecniche, principalmente tra fotografia, scultura e pittura materica attraverso metalli, resine, terracotta e legno, che risulta però focalizzata in un processo di astrazione del soggetto dal caos del reale, ricollocato ora in una dimensione di isolamento in cui le peculiari qualità esteriori rivelano le verità interiori della condizione terrena. I materiali e le tecniche diventano linguaggi diversi per parlare delle componenti estetiche e strutturali, relazionali ed emozionali, consapevoli e nei tanti gradi di coscienza, che stanno alla base delle vicende umane, intrise di domande, errori e nuove esperienze, di vita che scorre.Vedi tutti gli articoli di MarkCattaneo